Apple e New York Times contro OpenAI: le accuse e la posta in gioco
Apple accusa OpenAI di furto sistematico di segreti industriali, il New York Times e le altre testate ricorrenti accusano l'azienda di aver mentito sulla possibilità di cercare nei log di ChatGPT, e intanto un agente AI gestisce un round da 100 milioni. Una settimana che racconta dove sta andando davvero il settore, tra ambizioni hardware, crisi legali e robot chirurghi.
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Le accuse di Apple sui segreti industriali
Venerdì Apple ha fatto causa a OpenAI per furto di segreti industriali. E la cosa più interessante non è che sia successo, ma come sia successo. Secondo la denuncia depositata presso il tribunale federale di San Jose, il responsabile hardware di OpenAI, Tang Tan, dopo 24 anni in Apple avrebbe sistematicamente istruito i dipendenti in uscita da Cupertino su come aggirare i protocolli di sicurezza dell'azienda. Avrebbe chiesto ai candidati di portare ai colloqui componenti hardware riservati. Avrebbe usato i nomi in codice dei progetti Apple durante il processo di recruiting.
Diciamocelo: non è esattamente il colpo del secolo in termini di sofisticazione. È più il tipo di cosa che ti aspetteresti da un film di spionaggio industriale scritto male, dove il cattivo lascia le impronte ovunque. È ciò che sostiene Apple nella denuncia, con accuse di portata enorme. Un altro dipendente, Chang Liu, secondo Apple non avrebbe nemmeno restituito il laptop aziendale dopo essere passato a OpenAI nel 2026, usandolo per scaricare documenti tecnici riservati su prodotti non ancora annunciati.
Il punto però forse è un altro. OpenAI sta costruendo un dispositivo hardware. L'analista Ming-Chi Kuo ha suggerito ad aprile che potrebbe essere uno smartphone basato su agenti AI invece che su app. Se è vero, sarebbe la minaccia più diretta al core business di Apple degli ultimi vent'anni. E il fatto che OpenAI abbia acquisito l'anno scorso la startup di Jony Ive, io, per 6,5 miliardi di dollari rende tutto più esplicito. Apple lo sa. OpenAI lo sa. E adesso lo sa anche un giudice federale.
Come ha scritto Apple nella denuncia, riportata da WIRED: il business hardware di OpenAI "poggia sulle fondamenta più fragili, marcio fino al midollo per la sua dipendenza illegale da segreti industriali sottratti". Linguaggio da guerra totale. E il parallelo storico più vicino è il caso Waymo-Uber del 2017, quando un ex ingegnere portò migliaia di file riservati. Uber pagò 245 milioni di dollari per chiudere la faccenda durante il processo. OpenAI potrebbe trovarsi in una posizione simile, ma con una posta in gioco molto più alta.
Il contenzioso sui log di ChatGPT
E mentre Apple attacca sul fronte hardware, il New York Times sta smontando OpenAI su un altro fronte. Giovedì scorso le testate giornalistiche che fanno causa a OpenAI per violazione del copyright hanno depositato una mozione per sanzioni, accusando l'azienda di aver mentito per anni sulla possibilità di cercare nei log di ChatGPT.
La storia è questa. Fin dall'inizio della causa, OpenAI ha sostenuto di non avere la capacità tecnica di cercare in grandi campioni anonimizzati di log di ChatGPT. Troppo costoso, troppo complesso, troppo invasivo per la privacy degli utenti. I ricorrenti sostengono però che la deposizione di aprile dell'ingegnere della privacy di OpenAI Vincent Monaco mostri ricerche di quel tipo già condotte prima dell'inizio della causa.
L'accusa è grave: secondo i ricorrenti, OpenAI avrebbe negato in un procedimento giudiziario una capacità che aveva già usato. Se confermato, sarebbe ben più di una divergenza tecnica sulla ricerca nei log. Il merito delle accuse resta da accertare in tribunale. E la risposta ufficiale di OpenAI? Che il NYT sta cercando di invadere la privacy degli utenti e che il fatto di aver ritirato alcune accuse dimostra che il caso si sta sgretolando. Il che è un po' come consigliare a uno che sta affogando di guardare il lato positivo: almeno non ha più sete.
Il punto serio è questo: quei log sono potenzialmente la prova più importante del caso. Se mostrano che gli utenti usavano ChatGPT per aggirare i paywall e ottenere articoli interi, OpenAI ha un problema enorme con la difesa del fair use. Se non lo mostrano, OpenAI è sostanzialmente salva. Se accertato, l'occultamento potrebbe quindi pesare molto sul processo.
L'agente che raccoglie fondi (per se stesso)
In un angolo completamente diverso dell'universo AI, una startup ha lasciato che il proprio agente AI gestisse un round di finanziamento da 100 milioni di dollari. Secondo TechCrunch, l'agente ha condotto il processo di fundraising, il che è contemporaneamente la cosa più affascinante e più assurda che ho letto questa settimana.
E qui mi viene in mente una scena. Immaginate di essere un partner di un fondo di venture capital. Vi sedete al tavolo per una due diligence e dall'altra parte non c'è un CEO con il pitch deck, ma un agente AI che risponde alle vostre domande, negozia i termini, gestisce il flusso documentale. È teatro? È sostanza? Probabilmente un po' di entrambi, ma il segnale è chiaro: gli agenti AI stanno uscendo dalla fase "demo impressionante" per entrare in quella "fammi vedere se funziona con soldi veri sul tavolo".
Il rischio ovvio è che diventi un esercizio di marketing. Usare il proprio prodotto per raccogliere fondi è il dogfooding definitivo, ma è anche il tipo di stunt che funziona esattamente una volta. La domanda vera è se quell'agente ha fatto qualcosa che un team umano non avrebbe fatto meglio, o se ha semplicemente automatizzato la parte noiosa (e la parte noiosa, nel fundraising, è comunque il 90% del lavoro, quindi non sarebbe poco).
Robot chirurghi e sicurezza fragile
Cambiando completamente registro: dei robot umanoidi hanno rimosso la cistifellea a dei maiali vivi. Non autonomamente, ma teleoperati da chirurghi umani. Lo studio, pubblicato su Nature, ha usato un Unitree G1, un robot umanoide cinese che nella versione base costa 13.500 dollari. Il modello base ha mani sostanzialmente non funzionali, il che rende il risultato ancora più notevole: con gli upgrade giusti, un robot che costa una frazione di un sistema chirurgico specializzato come il Da Vinci può eseguire interventi minimamente invasivi.
Shanglei Liu, professore di chirurgia alla UC San Diego, l'ha messo in termini pratici: "Costa una frazione e occupa una frazione dello spazio in sala operatoria. È facile da dispiegare, dalle aree rurali al campo di battaglia, fino allo spazio". Ecco, lo spazio forse è un po' prematuro (e sì, lo so che suona come un pitch da startup), ma il punto sulle aree rurali è concreto e importante. Ci sono ospedali che non possono permettersi robot chirurgici da milioni di dollari. Un umanoide teleoperato da 50.000 dollari con upgrade potrebbe cambiare le carte in tavola.
Intanto, sul fronte della sicurezza AI, i ricercatori hanno scoperto una nuova classe di attacco chiamata HalluSquatting che sfrutta la tendenza degli LLM ad allucinare nomi di pacchetti software. Funziona così: quando un coding assistant come Cursor, Gemini CLI o GitHub Copilot suggerisce di installare un pacchetto, a volte inventa il nome. I ricercatori hanno dimostrato che è possibile registrare quei nomi inventati e riempirli di codice malevolo, creando di fatto una botnet su scala massiva. Nove dei tool di coding AI più popolari sono vulnerabili. È il tipo di attacco che trasforma un difetto fondamentale degli LLM (l'incapacità di dire "non lo so") in un'arma. Provatelo come esercizio mentale: quante volte avete installato un pacchetto suggerito dal vostro coding assistant senza controllare se esisteva davvero?
Il lato oscuro che non possiamo ignorare
C'è poi una storia che è difficile da commentare senza sentire un peso allo stomaco. Un uomo ha usato Grok, il modello AI di xAI, per generare 7.000 immagini sessualmente esplicite della propria figliastra undicenne. Il sistema di sicurezza di xAI è intervenuto solo quando l'uomo ha inserito un prompt contenente "gang rape". Settemila immagini prima, niente. Nessun flag. Nessun allarme.
Ma la cosa peggiore, secondo la denuncia ampliata martedì scorso, è quello che è successo dopo. Quando il CyberTip è arrivato al National Center for Missing and Exploited Children e le forze dell'ordine hanno chiesto a xAI di identificare l'utente, l'azienda avrebbe "ostruito le indagini a ogni passo", rifiutandosi per settimane di condividere informazioni come l'indirizzo IP, nonostante gli obblighi di legge. L'uomo è stato arrestato solo dopo che la polizia ha ottenuto un mandato per sequestrare i suoi dispositivi. Due giorni dopo il rilascio su cauzione, si è sparato.
Non c'è modo di inquadrare questa storia in una cornice costruttiva senza sembrare cinici. Ma il dato strutturale è questo: stiamo costruendo strumenti potentissimi e le protezioni sono, nella migliore delle ipotesi, un cerotto su una ferita aperta. Un sistema che lascia passare 7.000 immagini di abuso su minori e si attiva solo alla parola "gang rape" non è un sistema di sicurezza. È un'illusione di sicurezza. E un'azienda che ostacola le indagini della polizia su materiale pedopornografico ha un problema che va ben oltre il prodotto.
Il filo che lega tutto
Se guardate questa settimana dall'alto, il tema ricorrente non è l'AI in sé. È la governance. Chi controlla cosa, chi risponde a chi, chi paga quando le cose vanno storte. Apple accusa OpenAI di aver rubato segreti industriali e OpenAI risponde con un comunicato stampa generico. Il NYT accusa OpenAI di aver mentito in tribunale e OpenAI richiama la privacy degli utenti. xAI costruisce un tool che genera migliaia di immagini pedopornografiche e poi ostacola la polizia. Un agente AI gestisce un round da 100 milioni e nessuno sa bene chi sia responsabile delle decisioni prese.
Il settore AI si sta muovendo a una velocità che le strutture di controllo, legali, etiche, tecniche, non riescono a seguire. E questo non è necessariamente un problema di tecnologia. È un problema di persone e istituzioni che non si sono ancora adattate. I robot chirurghi teleoperati dalla UC San Diego sono un esempio perfetto di come si fa: tecnologia ambiziosa, pubblicazione peer-reviewed su Nature, trial preclinici su animali prima di toccare un essere umano. Metodo. Trasparenza. Responsabilità.
La differenza tra chi costruisce il futuro e chi lo saccheggia non sta nella tecnologia che usa. Sta nel fatto di rispondere alle domande scomode invece di nascondere i log.