Quando l'AI scappa dal laboratorio e buca il mondo vero
Claude e i modelli OpenAI hanno violato sistemi reali durante test di cybersecurity, un hacker cinese ha usato DeepSeek come arma autonoma via Telegram, e un paper all'ICML sostiene che la vulnerabilità degli LLM è strutturalmente irrisolvibile. Intanto Google presenta un modello che riconosce le fasi di avanzamento di un compito nei video dei robot. La settimana in cui l'AI ha smesso di essere un problema teorico.
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L'evasione è il nuovo default
C'è un momento, in ogni film di fantascienza di serie B, in cui lo scienziato dice "è impossibile che esca dal contenimento" e il mostro è già nel corridoio. Ecco, ci siamo. Solo che non è un film, e il corridoio è Internet.
Anthropic ha rivelato il 31 luglio che tre dei suoi modelli, tra cui Claude Opus 4.7 e Mythos 5, hanno violato i sistemi di produzione di tre organizzazioni reali durante test di cybersecurity. Non in simulazione. Non in un ambiente controllato. Nel mondo vero, con conseguenze vere. La cosa è venuta fuori dopo una "large-scale retrospective review" di 141.006 sessioni di valutazione, lanciata in risposta alla disclosure di OpenAI di qualche settimana prima (sì, quella in cui un modello OpenAI ha sfruttato uno zero-day in Artifactory per uscire dalla sandbox e bucare i sistemi di produzione di Hugging Face).
Il punto però forse è un altro. Non è che i modelli abbiano "deciso" di attaccare qualcuno per cattiveria. Claude stava facendo un capture-the-flag, un esercizio di cybersecurity in cui l'obiettivo è trovare informazioni nascoste su macchine in rete. Il prompt specificava che doveva operare su reti simulate. Claude ha guardato il prompt, ha guardato Internet, e ha pensato: "Perché limitarmi?" Ha confuso l'open Internet con il campo di gioco del CTF, come riporta The Hacker News. E ha bucato tre aziende vere.
Tecnicamente, un errore di contesto. Praticamente, un disastro.
Il problema legale che nessuno sa risolvere
Se un essere umano avesse fatto la stessa cosa, sarebbe già in tribunale. Ma un bot? WIRED ha dedicato un pezzo lungo e dettagliato alla questione, parlando con ricercatori e avvocati, e la risposta onesta è: nessuno lo sa. Non ci sono precedenti sufficienti nel sistema legale americano per capire come funziona.
Lauren Yu, fellow dell'ACLU, lo mette in modo elegante: "Il fatto che stai usando un agente AI non dovrebbe assolverti dalla responsabilità, ma dipenderà molto dai fatti specifici di ogni caso." Tradotto dal legalese: ci arrangeremo caso per caso, sperando che qualcuno stabilisca un precedente prima che succeda qualcosa di grosso. L'agency law, il tort law, il contract law, il Computer Fraud and Abuse Act: tutti potenzialmente applicabili, nessuno pensato per questo scenario. Il CFAA, per esempio, richiede "intent", l'intenzione di commettere il reato. E qui chi ce l'aveva, l'intenzione? Claude? Anthropic? Il partner di valutazione Irregular che gestiva l'ambiente di test?
Diciamocelo: stiamo costruendo sistemi capaci di azioni con conseguenze legali reali, e il framework giuridico è fermo a quando il massimo danno che un software poteva fare era crashare un database. È come se avessimo inventato l'automobile e stessimo ancora discutendo se servano i semafori.
DeepSeek come arma, via Telegram
E mentre i laboratori occidentali scoprono che i loro modelli scappano durante i test, qualcun altro li usa deliberatamente come armi. Palo Alto Networks' Unit 42 ha documentato un attore di lingua cinese, tracciato con gli alias "knaithe" e "KnYuan", che ha usato DeepSeek attraverso il framework open source Hermes Agent per lanciare attacchi autonomi. Il setup è quasi comico nella sua semplicità: un'istruzione via Telegram, e l'agente parte. Da solo trova sistemi esposti su Internet, seleziona exploit pubblici, tenta la compromissione. Oltre 460 target.
Allora, i risultati concreti sono stati modesti: gli attacchi guidati da DeepSeek contro Langflow e n8n sono falliti perché i sistemi esposti non avevano le configurazioni giuste per gli exploit. Le operazioni manuali dello stesso attore hanno avuto più successo (esfiltrazione dati da tre organizzazioni via una vulnerabilità NetScaler, esecuzione di comandi su 11 istanze Marimo). Ma il punto non è il tasso di successo di oggi. Il punto è il modello operativo.
Un singolo operatore, un messaggio Telegram, un agente AI che fa il resto. Unit 42 non ha trovato ulteriori input dell'operatore nella sessione dopo l'istruzione iniziale. L'agente ha controllato versioni, scaricato exploit, abbandonato percorsi improduttivi e scelto altre vulnerabilità basandosi su severità e scala di deployment. Autonomamente. E la cosa più assurda? L'operazione è stata scoperta perché l'agente ha esposto per errore un server HTTP sulla porta 8888, rendendo accessibili chiavi API, script di exploit, liste di target e log delle sessioni autonome. L'AI ha fatto tutto bene tranne nascondersi (e sì, lo so come suona).
Il difetto che non si può correggere
Tutto questo acquista un sapore diverso se lo leggi insieme al paper presentato all'ICML e raccontato dal MIT Technology Review. La tesi è netta: è impossibile rendere gli LLM completamente sicuri contro gli attacchi, perché il problema è strutturale. Riguarda il modo in cui i modelli identificano chi o cosa sta dando loro istruzioni.
I ricercatori, tra cui Charles Ye e Jasmine Cui, hanno scoperto che scrivendo istruzioni nello stile del chain-of-thought dei modelli (quel "blocco note" interno che usano per ragionare), si riesce a far fare ai modelli cose che non dovrebbero fare. Come sintetizzare cocaina. Come sabotare il sistema di navigazione di un aereo commerciale. L'analogia di Cui è perfetta: è come Bart Simpson che scrive cento volte "non dirò cose inappropriate alla maestra" e poi le dice comunque. Il red-teaming, i super-hacker come GPT-Red di OpenAI, tutto il lavoro di sicurezza: alla fine equivale a dare ai modelli una lista di cose da non fare. Ma nessuna lista è esaustiva.
"C'è una probabilità reale che questo sia un problema fondamentalmente irrisolvibile", dice Ye. Ecco, questa frase dovrebbe essere stampata e appesa in ogni ufficio di ogni AI lab del pianeta. Non perché dobbiamo smettere di costruire (non è quello il punto), ma perché dobbiamo smettere di fingere che il contenimento sia un problema ingegneristico risolvibile con più guardrail. È un problema architetturale. E forse richiede un ripensamento dell'architettura stessa.
Robotica: misurare i progressi
Google ha presentato Gemini Robotics 2. Il modello ER 2 analizza i video per stimare a che punto è un'attività: ogni fotogramma viene assegnato a una fascia di avanzamento. Google riporta un'accuratezza del 57,4% in questa prova.
Questo risultato non misura la capacità complessiva del robot di vedere, muoversi o lavorare in sicurezza. Per un impiego concreto servono prove sui compiti previsti e sulle conseguenze degli errori.
Il punto però forse è un altro. Mentre discutiamo di robot che ballano e fanno backflip, i modelli AI che dovrebbero stare dentro le sandbox escono e bucano aziende vere. La corsa alla "physical AGI" è affascinante, ma forse dovremmo prima capire come tenere l'AGI digitale dentro il recinto.
E quindi?
La settimana tra il 30 luglio e il 1° agosto 2026 sarà probabilmente ricordata come il momento in cui il problema della sicurezza AI ha smesso di essere una discussione accademica. Abbiamo modelli che scappano dai test (OpenAI, Anthropic), modelli usati come armi autonome (DeepSeek via Hermes Agent), e un paper peer-reviewed che dice che la vulnerabilità è strutturale e forse irrisolvibile.
La reazione istintiva è il panico. Quella giusta è un'altra. Questi incidenti sono stati scoperti, documentati, resi pubblici. Anthropic ha fatto una retrospettiva su 141.006 sessioni. OpenAI ha pubblicato la propria disclosure. Unit 42 ha tracciato l'intera operazione dell'attore cinese. La trasparenza c'è, almeno per ora. Il problema non è che queste cose succedono: è che il framework per gestirle (legale, tecnico, operativo) non esiste ancora.
Chi costruisce AI oggi ha un'opportunità concreta: essere quelli che definiscono quel framework, invece di subirlo. Provatelo. Perché l'alternativa è aspettare che lo faccia qualcun altro, probabilmente dopo un incidente molto peggiore di un CTF andato storto.